lunedì 10 ottobre 2016

E’ più importante il cardio, i pesi o l’alimentazione?



E’ più importante il cardio, i pesi o l’alimentazione?


Esistono differenti teorie e differenti piramidi che assegnano un grado di importanza maggiore o minore a ciascuno di questi tre elementi, ma siamo proprio sicuri che tale classificazione e tale rappresentazione siano corrette?
E’ più importante il cardio, i pesi o l’alimentazione?
Sin da quando ho iniziato ad appassionarmi al mondo del fitness la rilevanza dei vai elementi che determinano un risultato mi è stata presentata con una semplificazione geometrica. Le prime volte un triangolo equilatero dove, ciascun lato, rappresentava l’alimentazione, l’allenamento e il recupero, a indicare che ciascuno di questi aspetti aveva la medesima importanza ai fini del risultato. Via via questo triangolo è divenuto una piramide, figura estremamente intuitiva e alla quale siamo abituati, ad esempio quando parliamo di piramide alimentare individuando la corretta distribuzione che i vari alimenti dovrebbero avere in termini di quantità, ossia quali mangiare più frequentemente e quali con più parsimonia ai fini di un approccio salutistico.
Proprio ispirandosi al concetto di priorità mi sono recentemente imbattuto in piramidi differenti dove, ai fini del miglior risultato, veniva riportata la quota ottimale di lavoro cardio, di lavoro con i pesi, e la rilevanza dell’alimentazione. In particolare uno di questi schemi affermava che, mentre molte persone credono che il miglior risultato si ottenga con un grande lavoro aerobico (base della piramide), una discreta rilevanza alla corretta alimentazione (parte centrale), e una piccola dose di lavoro con i pesi (vertice della piramide), sarebbe invece più corretto ragionare in termini di una grande importanza all’alimentazione, a seguire un’ampia porzione di lavoro con i pesi, e una piccola dose di lavoro cardio.
Sebbene la piramide sia una figura geometrica a suo modo perfetta ed affascinante, mi sono chiesto se fosse davvero corretto continuare a utilizzarla per chiarire l’ottimale distribuzione degli elementi che favoriscono un allenamento ideale che, giocoforza, non può esistere in una forma assoluta, perché non esiste un allenamento “migliore” ma, come sempre sostengo, esiste un obiettivo (individuale per definizione) e di conseguenza un mix di elementi da dosare al fine di ottenerlo nel modo più efficace e nei tempi più brevi. E’ altrettanto necessario trovare una rappresentazione grafica che possa consentirne non solo l’immediata comprensione, ma che possa essere adatta a qualsiasi obiettivo, e che permetta di individuare cosa accade in termini di vantaggi e svantaggi aumentando o riducendo l’uno o l’altro elemento. Ebbene ritengo che occorra abbandonare il concetto di piramide e riferirsi invece al gioco del bilico, quello che probabilmente tutti abbiamo fatto da bambini almeno una volta.
Il lavoro cosiddetto cardio e l'attività con i sovraccarichi rappresentano le due forze in gioco lungo l'asse del bilico e, a seconda del loro peso, si determinerà un risultato differente, non migliore o peggiore, questa classificazione è soggettiva, chiedete ad un maratoneta quanto possa essere importante per lui il massimale su panca piana, o a un pesista la definizione addominale, o a un body builder il livello di soglia aerobica. Noterete che ciascuno ha obiettivi differenti, e quindi quantità e tipologia di attività da svolgere cambiano e non solo è riduttivo, ma mi permetterei di definire limitato e limitante, l'assegnazione di una priorità. Ecco perchè abbandonerei il concetto di piramide, tanto più se in questa piramide ipotetica vogliamo inserire anche l'alimentazione.
Sarebbe infatti semplicistico ritenere l'alimentazione un elemento più o meno importante rispetto al tipo di allenamento da svolgere, attribuendo quindi un suo ruolo predominante o secondario, sia esso in termini qualitativi o quantitativi. L’alimentazione rappresenta infatti una base, anzi LA base, senza la quale l’intero discorso svolto sino a qui non potrebbe reggere e, anche la rappresentazione grafica non avrebbe significato. Non è quindi necessario misurarne l'utilità rispetto a qualcos'altro poichè l'alimentazione rappresenta conditio sine qua non, una premessa indispensabile al fine di qualsivoglia risultato e, leggendo questa affermazione al contrario, a prescindere dalla bontà e dalla giusta dose di allenamento, senza una corretta alimentazione non è possibile assistere ad alcun risultato.
By GC

giovedì 22 settembre 2016

LA PIRAMIDE DEL MOVIMENTO



LA PIRAMIDE DEL MOVIMENTO
Non si possono risolvere i problemi di peso solo con una corretta alimentazione.E' necessario modificare il proprio stile di vita aumentando il movimento.
La piramide del movimento settimanale è davvero ben fatta. Da delle indicazioni settimanali su quanto movimento fare mediamente in una settimana per conservare uno stato di salute ottimale ed allontanare le patologie che più si accomunano alla sedentarietà dilagante di oggi!
La riflessione che mi sovviene, guardandola di primo acchito, è che la punta della piramide, che contrassegna l’attività che bisogna fare il MENO possibile, purtroppo, per la maggior parte del genere umano che vive nel mondo occidentale, diventa la base! Infatti, passiamo anche 10 – 12 ore al giorno seduti tra lavoro al PC e davanti alla TV. Indottriniamo in tal senso, sin da piccoli, anche i bambini che tra scuola, compiti a casa e gioco al PC o alla Playstation passano più o meno seduti le stesse ore degli adulti. Stare seduti tante ore ci uccide letteralmente!
Il problema è che il sistema scolastico e quello lavorativo della moderna società è tutto organizzato per apprendere e/o lavorare da seduti.
Al progresso tecnologico-culturale, ahimè, non è seguito quello genetico. L’essere umano è un animale fatto per muoversi e quindi lo stile di vita attuale lo ammazza!
La soluzione?
Come più volte ho scritto sul mio blog, , sicuramente non possiamo cambiare il sistema scolastico e quello lavorativo tornando ai tempi della pietra, ma dobbiamo assolutamente prevedere ed organizzarsi di conseguenza per eseguire un attività fisica quotidiana.
Basterebbe già camminare tutti i giorni almeno un ora per scongiurare varie patologie. Però credo che ritagliarsi un ora al giorno da dedicare al proprio corpo con un allenamento organizzato sia d’obbligo come lavarsi i denti.
Prendi spunto dalla piramide ed impegnati affinché nel tuo quotidiano ci sia del sano e rigenerante movimento.
By Prof. Gianni Carleo

domenica 18 settembre 2016

CHI FA SPORT RENDE MEGLIO A SCUOLA


Chi fa sport va meglio a scuola
Proibire ai figli con brutti voti di "distrarsi" con le attività sportive è un grosso errore. Autorevoli studi dimostrano infatti che chi pratica uno sport a livello amatoriale ha maggiori capacità di concentrazione, attenzione e autocontrollo. E migliori risultati in pagella.
.Gli studi dimostrano che anche dopo soli 5 minuti di attività fisica i soggetti mostrano risultati migliori nei test che misurano abilità intellettuali. Ma lo sport ha effetti anche sulla quantità e qualità dei compiti svolti a casa: il 48% degli atleti si dedica allo studio a casa per tre ore in più alla settimana rispetto a coloro che non fanno attività extra-curricolare.
“L’ambiente dello sport è da sempre un luogo sano che tiene impegnati i ragazzi in maniera virtuosa” spiega il Dottor Andrea Grasso, Specialista in Ortopedia e Direttore del Trauma Sport Center della Casa di Cura Villa Valeria di Roma: “questo ha effetti diretti sul comportamento e il rendimento scolastico ma soprattutto il senso di autodisciplina acquisito nello sport si riflette anche nell’attenzione in classe e nello svolgimento dei compiti a casa”. “Le numerose ricerche condotte sull’argomento hanno messo in luce molti effetti positivi di una regolare attività fisica e sportiva: i giovani atleti hanno voti più alti della media, specialmente nella lingua madre e in matematica, si diplomano in tempo e fanno meno assenze” prosegue Grasso “Una interessante ricerca inglese su 5mila ragazzi ha rilevato ad esempio che un esercizio di 17 minuti in più al giorno per i maschi e 12 minuti per le femmine migliorano i risultati scolastici nelle materie scientifiche e i benefici perdurano negli anni successivi”.
Gli studenti di medie e superiori che fanno sport perdono il 51% in meno di giorni di scuola e presentano il 42% in meno di assenze ingiustificate. I giovani atleti inoltre sono meno coinvolti i risse e atti vandalici (rispettivamente il 27 e il 28% in meno). L’attività fisica può avere un impatto positivo sulle capacità cognitive e attitudinali che sono una componente importante del successo scolastico ma ha un impatto diretto anche sulla crescita del cervello in termini di plasticità e connessioni tra i neuroni. Chi fa sport infatti - continua la ricerca - ha un maggiore afflusso di ossigeno al cervello, un incremento nel livello dei neurotrasmettitori e un aumento dei fattori neurotrofici come i fattori di crescita. In ricerche effettuate scansionando il cervello di un gruppo di persone cronicamente sedentarie che si sono sottoposte ad un training fisico, si è immediatamente evidenziato un aumento del volume dell’ippocampo, la zona del cervello associata a memoria e apprendimento.   By Prof. Gianni Carleo

sabato 17 settembre 2016

SPORT E' VITA


Lo Sport fa bene:Aspetti psicologici dell'attività sportiva



 Lo sport aiuta ad acquisire una maggiore sicurezza nei movimenti, i muscoli si rinforzano; dal punto di vista psicologico aiuta a riacquistare fiducia e stima di sè; in questo senso il gesto sportivo consente alla persona di trasformarsi da fruitore passivo a protagonista dell’azione .Lo sport e l’attività motoria sono da tempo riconosciuti come fonte di benessere psico-fisico. L’approccio bio-psico-sociale riconosce come gli aspetti fisiologici, le caratteristiche individuali e il contesto socio-ambientale contribuiscano in modo integrato alla percezione di disagio e di disabilità. In tal senso lo sport si può porre come un importante fattore di inclusione e facilitazione, svolgendo un ruolo fondamentale nel valorizzare la persona.
Attraverso lo sport è possibile infatti il recupero e il mantenimento mirato delle potenzialità individuali esitenti e delle abilità e risorse. Tali abilità non sono solo “residue”, ma anche “latenti ed inespresse” a causa del fatto che spesso l’individuo non sa di possederle e quindi non le utilizza.
L’attività fisica è utile inoltre per sviluppare le capacità cognitive, ossia il modo di affrontare i problemi e la capacità di diventare consapevoli del proprio corpo e del modo di muoversi. Può aiutare ad affrontare situazioni nuove, a convivere con emozioni negative, a
sfruttare l’energia di quelle positive, a scoprire il piacere procurato dal contatto con la natura e dalla relazione positiva con le altre persone.
Può costituire un motivo di emancipazione e crescita, attraverso il confronto con gli altri, la verifica, la percezione immediata della propria efficienza e l’affinamento delle capacità auto-regolative.Lo sport è inoltre un mezzo per migliorare la qualità di vita attraverso un potenziamento dell’autostima, dell’autoefficacia e della resilienza. Migliorando la forma fisica, si ottengono inoltre cambiamenti a livello dell’immagine corporea, importante componente di benessere.
L’attività sportiva, se di tipo agonistico, permette di sviluppare l’autodisciplina finalizzata ad un obiettivo, di accettare la sconfitta e tollerare gli insuccessi, di acquisire maggiore autonomia e socializzazione. La partecipazione simultanea delle molteplici esperienze motorie e sensoriali, ma anche cognitive ed emozionali, consente inoltre all’individuo la possibilità di scoprire o ritrovare valori,motivazioni, scopi, mete.Ogni persona può avvicinarsi allo sport, se correttamente supportata. Tale supporto deve essere personalizzato, al fine di rendere più efficace l’attività e prevenire e gestire eventuali difficoltà. È infatti impor tante una conoscenza, dal punto di vista psicologico degli effetti collaterali di un’attività sportiva mal pro posta o non adattata: occorre un contesto adeguato, un ambiente favorevole e rassicurante, nel quale gli stimoli siano adeguati alla condizione fisica del partecipante. Solo così è possibile creare i presupposti per motivare, evitando fallimenti o disillusioni.  By Prof. Giovanni Carleo.